La verità è che sibbestia.

"Quando non sai cosa scrivere, scrivilo"
(Una fesseria che dico sempre)

L'altra mattina mi sono svegliato con un umore strano. Mi sono svegliato con in testa un sogno assurdo su di me che, beh, morivo. Il che capirai, è una cosa che ho fatto in mille salse nei sogni: annegato, da caduta, ogni volta in modo diverso o anche a periodi sempre nello stesso fottuto modo. Quindi da solo come evento non mi toccava.

No, il fatto interessante è che sognavo il dopo: un dopo in cui il paradiso (il paradiso!) consisteva in un prato con una poltrona al centro.  Una banalissima poltrona in similpelle di quelle da telefilm, in cui ci sedevamo tutti. Era un paradiso fuori dallo spazio e dal tempo: intorno a me c'erano tutte le persone che avevo incontrato nella mia vita, che avevo conosciuto, e così via. La tipica scena banalotta da telefilm americana, che peraltro quando mi viene in mente mi sembra sempre una gran cosa e ci resto malissimo se scopro non esserlo.

La parte apice di questo sogno è che, anzichè chiudere i conti col mio passato, scambiare le due chiacchere con tutti i personaggi del mio passato, mi siedo sul divano e cazzeggio. Scoprendo, poche ore dopo, dal San Pietro della Lavazza (GIURO!), che il paradiso dura solo poche ore, e che poi c'è l'oblio.

Dopodichè la sveglia, la colazione, minchiaquant'ètardi, in macchina da quel serio del mio collega a studiare.

Mi sono reso conto che nel raccontargli il mio sogno, che fino al mio arrivo lì mi sembrava la metafora adeguata per descrivere la vita, l'universo e tutto quanto, questo si svalutava, perdeva senso, diventava (pardon, dell'uso delle parolacce parlerò poi) una solenne stronzata. Insomma, riflessioni, metafore, oniricità buttate in aria da me stesso, dal pronunciarle ad alta voce.

Non è una cosa che accade scrivendo. Qualunque fesseria, trasporta su caratteri scritti, riesce ad acquisire una solennità, una importanza maggiore: siamo in pochi a scrivere, ormai, ergo il fatto stesso di farlo ti qualifica per persona sperta, intellettualoide e così via. Parlare no. Di parlare siam capaci tutti, ergo la nostra capacità di distinguere una scemenza da una cosa sensata è molto più allenata, molto più capacitivamente a basso livello. La vera scrematura delle fesserie sta lì, checchè se ne dica.

Chissà, magari un audiolibro del mio blog farebbe schifo anche a me.