Cabùm (non che fosse imprevedibile)

Ho solo bisogno di ancora qualche giorno, chiedo questo a me stesso; tempo. Tempo per pensare, tempo per ricordare, tempo per NON poter pensare, tempo per dimenticare. Mi serve solo qualche altro giorno, non chiedo altro. La mia concentrazione è a pezzi, lì nell'angolo, insieme a, insomma, tutte le altre cose a pezzi in questo momento. Ma deve star lì, ancora qualche giorno, ti prego.

Quando sento che qualcosa non vada bene, ascolto la canzone che ho messo come sottofondo all'intervento. E' una canzone che ho scoperto, grazie a Youtube, essere una metafora di vita per molti, quindi non mi sento esattamente una persona originale; tuttavia, la ritengo perfetta per mille situazioni. Mi serve come psicofarmaco, come attenuante dei dolori, mi serve per star bene.

Quando l'ascolto, avviene un fenomeno stranissimo. La mia anima, intesa come coscienza, ed il mio corpo si scindono. Diventano letteralmente due cose, una lì, seduta su una macchina o che cammina per strada, anonima come se fosse un estraneo, mentre l'altra sale, si espande, raccoglie tutto il mondo. E' una sensazione strana, perchè come in molti film (o molti libri zen che-non-ho-mai-letto-ma-che-leggerò-quindi-posso-per-ora-citarli-sulla-base-di-spartane-informazioni, citando Calvino alla leggera e, soprattutto, a vuoto) la mia mente "abbraccia il mondo".

E sono lì, a guardarmi dall'alto, mentre tutto il mondo brulica di vita, e lo vedo per quello che è veramente: un formicaio pieno di formiche estremamente stupide, capricciose, piene di sofferenza e problemi ma anche di speranze e sogni; un formichiere della peggiore razza di formiche, la più dannata, la più maledettamente costretta a soffrire, quella che crede in una felicità maggiore del poter mangiare le proprie provviste nell'inverno. Siamo delle formiche che vogliono amare, giocare a pallone, grattarsi sotto le ascelle, cercare un'idea tutta loro di felicità che stia in un luogo comune anzichè in un piccolo, insospettabile, sciocco gesto.

E queste formiche soffrono, gioiscono, hanno solo se stesse, ma soprattutto (e qui la mia sciocca, piccola mente da formica, sentendo dentro di se tanta grandezza, è ad un passo dall'esplodere) pensano. Queste idiotiche creature pensano, pensano tutte come me, pensano ESATTEMENTE come me. sono universi, siamo universi, una galassia dalle dimensioni così infinite che mi perdo, lì, nella mia stessa testa, avvolto dalla magnificenza, la grandezza di una dimensione così ampia, così perfetta, così complessa.

Mi perdo, e questo coincide con l'urlo, incredibilmente intonato ma urlo, di Clare Torri, che, diciamocelo, fa rabbrividire.Poi la canzone finisce, e la mia conoscenza torna ad essere limitata. Ma i problemi, quelli no. Quelli sono stati schiacciati dal peso di milioni di pianeti orbitanti sopra essi, masse incommensurabili che non solo le sminuiscono, ma le ANNICHILISCONO, come micrometeore a contatto con l'atmosfera.

Sono problemi di spugna, che si rigonfiano dopo poco che li hai schiacciati, ma per qualche minuto sono sereno.

No, non lo voglio lavato il vetro.